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Admin

05.07.2024 17:00 /

Asfalto e alte temperature

Qualche giorno fa, di pomeriggio, mi sono ritrovata ad osservare una signora in fila, al sole, in attesa del suo turno davanti ad una gelateria, in compagnia del suo cane, un carlino nero. Non ho potuto fare a meno di osservare l’animale cercare di raggiungere un angolino di ombra e notavo, oltre all’affanno, che spesso sollevava, in modo alternato, le zampine.

Oltre a far notare educatamente la situazione alla proprietaria, ho pensato che è ancora necessario far presenti i rischi che i nostri animali corrono (o a volte gli facciamo correre) durante il periodo estivo.

Le alte temperature giornaliere, unite ad alti tassi di umidità rendono l’ambiente esterno non ombreggiato o ventilato, assolutamente deleterio per il benessere di nostri animali. Solitamente quelli più a rischio sono i cani, in effetti, spesso “costretti” a passeggiate o soste non proprio opportune.

Il cane, a differenza dell’uomo, non ha capacità di termoregolazione mediante la sudorazione, tantomeno indossa regolarmente indumenti o calzature protettive. L’unico modo per termoregolare è la respirazione; per questo vediamo spesso, in condizioni di caldo, stress o qualsiasi aumento di temperatura corporea, il cane a bocca aperta, lingua fuori, ansimante. La questione si fa indubbiamente ancora più delicata per i brachicefali, ancor meno capaci di corretta respirazione normalmente, figuriamoci con caldo umido.

Assolutamente da non sottovalutare la possibilità di ustionarsi i cuscinetti plantari a contatto con l’asfalto che, in determinate fasce orarie può raggiungere delle temperature elevatissime. Immaginate la sensazione di camminare al mare sulla sabbia rovente senza calzature!

Il disagio provato da questi animali è enorme, sia fisico che mentale.

Per questo rinnovo la necessità di porre attenzione alle condizioni del nostro animale in questa stagione e rinnovo alcuni consigli generali per evitare spiacevoli conseguenze:                                                                                               

  • evitare, se non per rapide uscite per le necessità primarie, passeggiate o attività nelle ore calde;
  • avere a disposizione sempre acqua fresca durante i giri più lunghi;
  • evitare zone NON ombreggiate o ventilate;
  • in caso di soste lunghe, o magari qualche ora al mare, portare ombrellone o tenda da spiaggia per creare una zona ombreggiata;
  • preferire suoli erbosi, terreni e non asfalto per le passeggiate;
  • assolutamente non lasciare l’animale legato al sole o chiuso in auto perché questo può essere letale;
  • porre particolare attenzione a brachicefali, cuccioli, animali anziani;
  • osservare l’atteggiamento del cane ed allontanarlo da situazioni di disagio e scarso benessere, soprattutto in concomitanza alle alte temperature.
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Dott.ssa Manuela Grippa Veterinario

28.06.2024 16:35 / Articoli Team Zoomunity

Filariosi

A completamento del precedente articolo sulla strongilosi, parleremo nel presente di filariosi, in modo da poter definire le differenze e chiarire le idee a voi proprietari sul tema.

La filariosi è una patologia dovuta ad un parassita interno, appunto chiamato Filaria, trasmesso a sua volta da un vettore, in particolare la zanzara. A differenza degli strongili, l’infestazione non avviene per ingestione delle forme immature, ma per trasmissione da morso dell’insetto.

In passato la filariosi era un patologia considerata tipica di alcune zone e regioni, caratterizzate da umidità e un alta incidenza di zanzare. Oggi, a causa della maggiore diffusione del vettore, vediamo una crescente presenza di dirofilariosi un po' in tutta Italia. Tutte le zone con presenza di vettore sono a rischio.

Le filarie sono, in effetti dei vermi cilindrici (nematodi), che si annidano sotto il derma e nel sistema circolatorio del cane e del gatto. La forma immatura, ossia le microfilarie, crescono all’interno di un dittero ematofago, ossia un insetto che si nutre di sangue (zanzare). Nella zanzara,dopo 24 ore le microfilarie si trasformano in larve primarie, che, evolvendo in più stadi di maturazione, vanno a infettare un ospite mammifero (cane e gatto) mediante inoculo da parte della zanzara durante il pasto di sangue , quindi mediante saliva. Da qui, nel sottocute, maturano ulteriormente, fino a passare in circolo. In 3-4 mesi raggiungono la sede definitiva (arteria polmonare) e qui diventano adulti infetti, maschi e femmine, che si accoppiano in 120 giorni. Dal momento dell’infestazione da parte del dittero, fino alla maturità completa, intercorrono circa 6 mesi. Una volta maturi, i parassiti producono microfilarie, che si dispongono nei vasi sanguigni periferici. Nelle femmine gravide è possibile anche un passaggio placentare ai cuccioli.

Esistono due tipologie di filaria: Dirofilaria immitis si caratterizza per la localizzazioe cardiopolmonare del cane e del gatto, mentre Dirofilaria repens è responsabile di una forma sottocutanea.Sicuramente tra cane e gatto, quest’ultimo è meno suscettibile di infestazione. L’ospite preferito è indubbiamente il cane.                          

Quali sono i sintomi della filariosi?

In effetti, a causa del decorso mediamente lungo, difficilmente la sintomatologia risulta evidente e acuta, ma piuttosto vediamo dei quadri clinici cronici, che diventano schiettamente sintomatici dopo tempo, quando l’animale mostra effettivamente delle condizioni di scompenso organico.

I segni clinici sono spesso vaghi e possono essere tosse, dispnea, debolezza, sincopi. Solo negli stadi avanzati assistiamo a totale scompenso cariopolmonare, con ascite, ipertensione, anoressia, perdita di peso, disidratazione. Possono associarsi condizioni di sofferenza organica a carico di fegato e reni. L’esito di filariosi cardiopolmonare non trattata e in stadio avanzato può essere letale.

Questo tipo di condizione è visibile sia nel cane che nel gatto, in cui può essere presente anche un quadro neurologico, con convulsioni e cecità.

Come è possibile diagnosticare  la filariosi?

È bene prevedere degli screening periodici, soprattutto in caso di esposizione al vettore. È possibile fare diagnosi tramite test su sangue, che può rilevare direttamente le microfilarie nel sangue o indirettamente gli antigeni delle filarie adulte. Questo tipo di indagine si accompagna spesso a controllo ecocardiografico e radiografico per determinare le condizioni e l’entità di eventuali danni presenti a livello polmonare e vascolare. Vi sono condizioni talvolta critiche di massiva infestazione di cuore e grandi vasi che addirittura prevede la risoluzione chirurgica.

Qualora le condizioni cliniche lo permettono, è possibile improntare una terapia con farmaci che uccidono gli adulti. Quando l’infestazione è importante o addirittura grave, il trattamento può avere dei rischi proprio per la morte dei parassiti all’interno di cuore e grandi vasi. In quel caso può essere necessario inserire in terapia altri farmaci, come antitrombotici e / o cortisonici. Nei casi più gravi può essere consigliato di evitare addirittura il trattamento e stabilizzare prima la condizione cardiaca o eventualmente rimuovere chirurgicamente i vermi.

La terapia assume un rischio anche maggiore nel gatto a causa della possibilità di tromboembolismo.

Sicuramente ad oggi la migliore opzione per ridurre i rischi di filariosi è la prevenzione, che si applica principalmente mediante la profilassi antiparassitaria che preveda repellente contro le zanzare e l’assunzione regolare di un adeguato vermifugo che possa trattare le larve immature infestanti. I periodi maggiormente a rischio sono quelli con maggiore presenza del vettore zanzara, quindi dalla primavera all’inizio autunno.

Il trattamento, in caso di possibile esposizione in zona endemica, va fatto entro 30 giorni dal primo giorno di esposizione (es. viaggio in zona endemica il primo maggio, entro il primo giugno faccio trattamento).

Ricordiamo che la dirofilariosi è una zoonosi, pertanto trasmissibile all’uomo.

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Cheffa Dog

13.06.2024 12:35 /

Ricetta e consigli barrette da viaggio di carne essiccata

Tra i prodotti homemade più semplici e utili da preparare in casa, le barrette di carne essiccata per cani si distinguono per la loro praticità e valore nutrizionale. Con un essiccatore, è possibile trasformare pochi ingredienti in un pasto completo e gustoso da utilizzare durante le uscite o le gite con il nostro amico a quattro zampe.

Preparare le barrette di carne essiccata in casa permette di:

  • Controllare la qualità degli ingredienti.
  • Evitare additivi e conservanti nocivi.
  • Personalizzare le ricette per cani con specifiche intolleranze o preferenze alimentari.

Attenzione alle quantità: questi snack sono particolarmente calorici. Se noti che il tuo cane ha consumato una quantità eccessiva, riduci la porzione del pasto successivo.

Di seguito 2 ricette gustose:

1.Carne Bianca

  • 250 gr di tritato di tacchino
  • 2 cucchiai di fiocchi di patate
  • 70 gr di polpa di ananas (scarto estrattore) o altra verdura/frutta a scelta

2. Carne Rossa

  • 250 gr di tritato di manzo magro
  • 2 cucchiai di fiocchi di patate
  • 70 gr di un misto di carote, mela e zucchine crude

Suggerimento: queste ricette possono diventare comodi pasti pronti essiccati, basta usare le dosi giornaliere corrette per il tuo cane, essiccare in strisce o sotto forma di hamburger. 

Preparazione:

1. In una ciotola, mescola la carne con i fiocchi di patate e la frutta/verdura grattugiata finemente. 
2. Riutilizza gli scarti dell’estrattore di succo (non quelli della centrifuga che sono troppo liquidi).
3. Dividi il composto in pezzi uguali, forma delle strisce allungate e appiattiscile con il dorso di un cucchiaio inumidito.
4. Essicca nel programma previsto per la carne o a 65-68° per circa 12-15 ore, finché non risultano ben essiccate.

Variante cottura in forno: se non possiedi un essiccatore, puoi essiccare le strisce in un forno statico a 100° su carta forno fino a completa essiccazione.

Conservazione: una volta essiccate, metti le strisce calde in un barattolo di vetro e chiudi bene il coperchio. Si conserveranno fragranti per mesi senza diventare gommose.

Attenzione agli ingredienti: scegli sempre carne magrissima per essiccare. Il grasso irrancidisce velocemente, compromettendo la qualità del prodotto finale.

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Dott.ssa Manuela Grippa Veterinario

12.06.2024 11:45 / Articoli Team Zoomunity

Animali in vacanza: come prepararci?

L’organizzazione delle vacanze è, per ogni proprietario, fonte di preoccupazione per quanto riguarda la gestione del proprio animale domestico.

Come prepararci al meglio per affrontare le ferie insieme? Cosa è necessario? Documenti: libretto sanitario, certificato di buona salute e passaporto, a seconda del viaggio e delle circostanze.

Le movimentazioni all’estero prevedono il possesso di un passaporto con regolare vaccinazione antirabbica effettuata 21 giorni prima (alcuni Paesi richiedono anche titolazione anticorpale), regolare registrazione del microchip in anagrafe e, in alcuni casi, in base alla destinazione, trattamento con vermifugo adeguato. Meglio essere previdenti e programmare in tempo questo tipo di procedure, nonché avere informazioni chiare e dettagliate sulle norme del Paese di destinazione.

Collare o pettorina con medaglietta riportante recapito e indirizzo in modo da poter identificare immediatamente l’animale e rintracciare il proprietario in qualsiasi momento, visto che la registrazione anagrafica è regionale e non nazionale.

Farmaci per animali in terapia: non facciamoci cogliere impreparati con l’ultima compressa a disposizione nel blister nel giorno della partenza. Organizziamoci qualche giorno prima con adeguato rifornimento di farmaci e/o prescrizione del Medico Veterinario curante. Utile consultare quest’ultimo prima del viaggio in merito ad eventuali piani di profilassi o trattamento antiparassitario; diversi territori sono legati ad una maggiore incidenza di parassitosi (ad es. Filariosi, Leishmaniosi)!

Oggetti “cari” al nostro animale: il suo cuscino, i suoi giochi preferiti possono aiutare il nostro animale a sentirsi a proprio agio più rapidamente in un ambiente sconosciuto.

Cibo di routine: evitiamo di aggiungere allo stress del trasporto e del cambio ambiente un cambio alimentare; anche per quanto riguarda le abitudini alimentari, infatti, cerchiamo di non creare stravolgimenti. Ovviamente dovremo sempre essere muniti di ciotolina da viaggio e acqua fresca Kit di pronto soccorso: utile avere a disposizione qualche presidio per ogni evenienza (disinfettante, garzine, fasce ecc) da allestire, magari, con il Veterinario.

Preparazione al trasporto: non tutti gli animali vivono serenamente il viaggio; è necessario iniziare molto tempo prima un percorso di abituazione alle varie fasi del trasporto (ingresso nel kennel o nel trasportino, abitudine ai rumori di auto o mezzi, ecc). Tale percorso va fatto con pazienza dal proprietario, in collaborazione con il Medico Veterinario e altri professionisti, al fine di focalizzare timori e disagi dell’animale e aiutarlo a gestirli e superarli. Mai costringere l’animale in una situazione di stress e paura, potremmo creare un vero trauma! Durante il viaggio, cerchiamo di creare un ambiente confortevole, con un supporto morbido, una traversina assorbente (soprattutto per animali nel trasportino), eventuali tappetini rinfrescanti se opportuno. Importante è rispettare le norme stradali vigenti in materia di trasporto animale (contenimento in sicurezza dell’animale, reti divisorie ecc). Se viaggiamo con i mezzi, informiamoci su limiti e norme imposte dalla compagnia di trasporti. Per fortuna oggi è molto più semplice portare i nostri animali in vacanza per una maggiore sensibilizzazione e conseguente adeguamento di strutture ricettive e mezzi di trasporto, ma non dimentichiamo che, come proprietari, abbiamo il dovere di essere responsabili e preparati a gestire il nostro animale secondo le regole vigenti nel luogo in cui ci troviamo, nonché normali regole di buon senso.

Informiamoci riguardo le normative locali e le risorse offerte dal territorio (spiaggia per cani, percorsi per passeggiate, percorsi off limits, pericoli ecc) nel rispetto del nostro animale, degli altri e della fauna locale!

Attenzione come sempre alle esigenze del nostro animale.

Se andiamo in montagna o posti freddi o laddove possa piovere, organizzarsi con un impermeabile, se dovessimo invece recarci al mare prevedere sempre una zona di ombra ed evitare passeggiate durante le fasce orarie più calde (rischio colpo di calore o ustioni cuscinetti!)

Rispettiamolo in ogni circostanza, cercando di integrarlo nelle attività che andiamo a fare senza forzature o costrizioni.

Buone vacanze!

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Dott.ssa Manuela Grippa Veterinario

11.06.2024 12:11 /

Strongilosi polmonare

Cane e gatto possono essere esposti a infestazioni parassitarie molto gravi, quali le strongilosi. Gli strongili sono parassiti in grado di colonizzare distretti particolari dell’organismo, quali vasi ematici e tessuto polmonare.

In particolare, ci riferiamo a Angiostrongylus vasorum nel cane ed Aelurostrongilus abstrusus nel gatto.

Pur non essendo gli unici parassiti a localizzarsi in questi distretti, angiostrongilus e aelurostrongilus sono accomunati da una fonte comune, ossia i gasteropodi, meglio conosciuti come lumache. A differenza di parassiti come la Filaria, trasmessi da vettori quali le zanzare, gli strongili colonizzano l’ospite tramite ingestione appunto di lumache, chiocciole, talvolta piccoli artropodi, oppure mediante ingestione di ospiti a loro volta infestati quali anfibi, piccoli rettili o roditori. Cane o gatto ingerendo queste piccole prede, possono ingerire indirettamente i parassiti.

Angiostrongylus vasorum infesta solo il cane, tramite la colonizzazione di arteria polmonare e cuore, dove il parassita depone le uova. Dalle uova vengono generate le larve, che migrano attraverso l’albero respiratorio, arrivano, tramite i colpi di tosse, a livello della faringe, per poi essere deglutite e andarsi a localizzare a livello intestinale per essere successivamente eliminate attraverso le feci nell’ambiente.

La sintomatologia può essere più o meno grave in base all’entità della parassitosi e alla risposta immunitaria dell’ospite. Chiaramente vengono coinvolti l’apparato respiratorio, e cardiocircolatorio. I sintomi possono essere prettamente respiratori, con tosse, difficoltà respiratorie e quadri polmonari spesso diffusi e caratteristici; possiamo anche avere una sintomatologia da insufficienza cardiaca destra ed ipertensione polmonare. A volte, però, può capitare che le strongilosi diano dei quadri sintomatici abbastanza anomali e poco specifici, come ad esempio astenia, disappetenza, debolezza, sintomi neurologici.

Aelurostrongylus abstrusus è più comune nel gatto. Il ciclo vitale del parassita è simile a quello del cane, una volta ingerito l’ospite intermedio, le larve colonizzano i tessuti dell’albero respiratorio. Nel gatto spesso la sintomatologia è prevalentemente respiratoria, con tosse, secrezioni nasali, letargia e nei casi più gravi dispnea.

La diagnosi di queste patologie spesso risulta deviata da sintomi aspecifici e quadri poco chiari.

Spesso il primo step diagnostico nei confronti di un animale che ha sintomi respiratori è effettuare esami del sangue e rx toraciche. Può capitare che la parassitosi evidenzi alle rx quadri molto gravi, tali da essere associati a forme neoplastiche o forme gravi di asma. È necessario, pertanto, sempre indagare tramite test specifici per differenziare le patologie.

Spesso alle analisi del sangue possiamo riscontrare anemia, deficit coagulativi, aumento degli eosinofili, diminuzione delle piastrine.

La diagnosi viene effettuata attraverso la visualizzazione diretta delle larve nelle feci, mediante il test di Baermann, oppure attraverso analisi del sangue (nel cane).

Il trattamento precoce o preventivo è sicuramente la scelta più sicura, poiché nei casi più gravi il trattamento potrebbe avere anche dei rischi, indotti dall'imponente infiammazione determinata dalla morte del parassita, oltre alle complicanze stesse legate alla non stabilità clinica del paziente (sovraccarico cardiaco, dispnea, coagulopatie ecc.). E’ possibile e fortemente suggerito prevedere con il proprio Medico Veterinario dei trattamenti di profilassi (spot-on o ad uso orale) per questi parassiti e/o screening periodici mirati come monitoraggio per i soggetti più a rischio.

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Dott.ssa Manuela Grippa Veterinario

24.05.2024 16:17 / Articoli Team Zoomunity

Diabete nel gatto

Nel gatto, come nell’uomo, è possibile riscontrare delle condizioni di iperglicemia non controllata che rientrano nella sfera delle patologie metaboliche e che possiamo, più generalmente, definire diabete. In effetti queste condizioni possono dipendere da difetti di produzione e secrezione dell’ormone insulina, piuttosto che da difetti nella sua azione tissutale.

Oltre all’iperglicemia la mancata azione insulinica può agire anche sul metabolismo lipidico e proteico.

Didatticamente possiamo distinguere vari tipi di diabete:

  • tipo 1 con interruzione totale della produzione di insulina, quindi un diabete primario;
  • tipo 2 dovuto a insulino-resistenza, il più comune;
  • tipo 3 dovuto a patologie pancreatiche.

In effetti, nella pratica comune, il diabete nel gatto viene riferito principalmente al tipo 2, ossia dovuto a insulino-resistenza.

Cosa vuol dire insulino-resistenza?

L'insulino-resistenza è un'alterazione di risposta attenuata al messaggio condotto dall’insulina; in termini pratici, la normale produzione di insulina non dà l’ottenimento di un risultato adeguato, ma inferiore al solito. Questo inizialmente induce una produzione ancora maggiore di insulina, con scarsi risultati biologici, fino ad arrivare ad una resistenza più o meno totale.

Questo meccanismo, nonostante eventuale predisposizione genetica, non è legato al soggetto in sé, ma principalmente allo “stile di vita”. Sono a rischio diabete tutti i gatti sovrappeso, che fanno errata alimentazione (in qualità o quantità), che assumono determinati farmaci (es. cortisonici), che fanno scarsa attività, che hanno delle condizioni di infiammazione cronica di basso grado (problemi intestinali, problemi metabolici ecc).

Quali sono i segni clinici del diabete?

Aumento della fame, dimagrimento, aumento della sete, aumento della produzione di urine. Questi pazienti spesso hanno un mantello opaco, spento, possono avere artropatie o segni neurologici, atteggiamenti di malessere e scarsa reattività. Nei casi più gravi e urgenti possiamo avere uno scompenso organico grave con chetoacidosi diabetico, quindi abbattimento, malessere, vomito.

Come fare diagnosi?

Sicuramente un prelievo del sangue ci permette di valutare il tenore di glucosio nel sangue, ossia la glicemia, tenendo presente che lo stress del prelievo stesso può indurre dei picchi glicemici, pertanto l’ideale sarebbe monitorare la glicemia in vari momenti della giornata, soprattutto in caso di dubbio, in particolare 4-6 ore dopo l’eventuale picco glicemico, in modo da distinguere appunto iperglicemia persistente da iperglicemia da stress. È possibile, inoltre, discernere le due condizioni valutando presenza di glucosio nelle urine tramite un esame urinario, nonché valutare le fruttosamine ematiche. Queste sono delle proteine che si legano al glucosio e nel gatto sono correlate con i 7-10 giorni che precedono il campionamento, pertanto non è possibile riscontrarle in caso di solo stress.

Sicuramente molto importante escludere patologie concomitanti (patologie del cavo orale, patologie organiche, patologie del tratto urinario o genitale, ipertiroidismo ecc), pertanto il paziente sospetto diabetico va esaminato a 360 gradi.

Come gestire il diabete?

Sicuramente può essere una patologia difficile da poter controllare senza un’ampia compliance del proprietario e del paziente. È necessario gestire la patologia da tanti punti di vista e sulla base della sua gravità. Indubbiamente è fondamentale, come visto in precedenza, intervenire sulla gestione del paziente nel suo stile di vita. Necessario modulare l’alimentazione, primo fattore scatenante la patologia, favorire attività fisica se possibile e, se necessario ricorrere all’uso dell’insulina, che richiede impegno costante da parte del proprietario, sia nella somministrazione che nei controlli successivi, ma anche collaborazione da parte del paziente.

Esistono ad oggi moltissime strategie, farmacologiche e non, per controllare l’iperglicemia e garantire comunque al nostro gatto una possibilità di vita prolungata.

Indubbiamente il tempismo nella diagnosi è fondamentale perché ci permette di non esitare in situazioni di scarso controllo del problema, con sempre maggior scompenso da parte dell’organismo!

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Dott.ssa Manuela Grippa Veterinario

17.05.2024 15:32 / Articoli Team Zoomunity

Toxoplasmosi – gatti e donne in gravidanza

Sicuramente non è la prima volta che, da Veterinari, ci si trova a dover affrontare insieme alle donne in gravidanza grandi dilemmi in merito al contatto con il proprio gatto. Nonostante ci sia molta informazione a riguardo, anche online, è ancora frequente vedere tante persone vivere con terrore la presenza del gatto nell’ambiente domestico durante l’attesa.

Questo perché Toxoplasma Gondii è un parassita che può infettare animali (mammiferi, uccelli, rettili) e uomo, e, durante la gravidanza può infettare la placenta e diffondersi al feto, causandone lesioni gravi o aborto. Ciò giustifica la grande attenzione da parte di Medici e donne al problema.

Andiamo a capire meglio in che modo il gatto può essere coinvolto.

I felidi sono gli ospiti definitivi del parassita, al contrario degli altri animali, uomo incluso, che sono solo ospiti intermedi. Cosa vuol dire? Che nel gatto il parassita riesce a completare il suo ciclo vitale, generando la sua forma infettante, le oocisti. Le oocisti vengono eliminate per via intestinale, mediante le feci.

Esistono tre diverse modalità di trasmissione di Toxoplasma nelle specie ospiti (compreso uomo e gatto): infezione congenita tramite la placenta, ingestione di carni crude infette ed ingestione di cibo o acqua contaminate da oocisti. Nel caso dell’uomo la modalità di trasmissione più plausibile è, pertanto, l’ingestione delle oocisti mediante cibo, acqua o mani. Nel caso del gatto, è plausibile l’ingestione di piccole prede infette.

Consideriamo un dato importante: le oocisti, una volta espulse dal gatto, per avere potere infettante, necessitano di un tempo di circa 2-4 giorni.

In conclusione, possiamo dire che un essere umano può infettarsi portando alla bocca mani sporche o cibo o acqua contaminati da materiale fecale di almeno due giorni prima. Da questo deduciamo che le comuni norme igieniche (banalmente lavare bene le mani) e la quotidiana pulizia della lettiera riduce drasticamente la possibilità di infezione, la quale rimane possibile qualora si ingerisse cibo contaminato (verdure o frutta fresche, carni crude), o ad esempio tramite mani sporche (attenzione ad attività quali giardinaggio senza guanti ad esempio!).

Allora cosa fare?

Poiché la malattia è spesso asintomatica, sarebbe bene effettuare un semplice test su sangue prima della gravidanza o al principio.

Sicuramente è utile testare il gatto domestico effettuando un test su sangue; qualora il gatto risultasse positivo ma senza sintomi, non è detto che sia escretore di oocisti. In quel caso è possibile effettuare pcr su feci.

Anche qualora ci fossero oocisti, è possibile valutare una terapia sull’animale, che comunque non necessita di essere allontanato per i motivi sopra elencati!

In conclusione è bene tenere presente l’importanza del rischio di toxoplasmosi in gravidanza, ma senza mettere in discussione l’interazione con il proprio gatto, che può continuare tranquillamente a convivere con noi!

Ma la toxoplasmosi nel gatto è pericolosa?

Si, può essere una grave infestione, che può generare problematiche anche molto serie, sebbene generalmente causi nell’animale solo diarrea transitoria.

I gatti con toxoplasmosi grave possono manifestare segni clinici molto vari: scarsa reattività, diarrea, anoressia, dimagrimento, febbre, dolorabilità muscolare, difficoltà respiratorie, sintomi neurologici, uveite.

È possibile che ci possano essere, durante la vita dell’animale delle riattivazioni parassitarie, in seguito a situazioni di compromissione del sistema immunitario (es. contemporanee infezioni virali, traumi, forti stress emotivi o fisici); di norma, il soggetto che contrae toxoplasmosi resta protetto a lungo termine, poichè risponde all’infezione con produzione di anticorpi e linfociti specifici.

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Cheffa Dog

16.05.2024 14:23 / Articoli Team Zoomunity

Biscotti alla menta per cani

I biscotti alla menta sono un ottimo snack per rinfrescare l’alito del tuo cane. Ovviamente non sostituiscono la sana pulizia quotidiana che una vigorosa spazzolata offre.

Nel mio giardino è cresciuta in modo incontrollabile della menta e con i rami tagliati ho pensato di realizzare dei biscotti profumati per i miei cani. Ho voluto aggiungere anche della farina di carrube, ricordando il gusto delizioso di quei cioccolatini menta e cioccolato. E’ venuto fuori un biscotto gustoso e profumato.

ATTENZIONE

Se il tuo cane soffre di una eccessiva alitosi, controlla il cibo che mangia, potrebbe non essere adatto, controlla la bocca e i denti, potrebbe essere dipeso dalla placca. Parlane con il tuo veterinario di fiducia.

INGREDIENTI PER 2 TEGLIE DI BISCOTTI ALLA MENTA

  • 300 gr di farina integrale
  • 1 mela
  • un cucchiaio abbondante di farina di carrube
  • 3 rami di menta piperita fresca
  • 1 cucchiaio di miele
  • 1 cucchiaio di olio di cocco o di semi

PROCEDIMENTO

In un robot da cucina frulla la mela sbucciata insieme alle foglie di menta ben lavate: il risultato sarà una purea profumatissima.

Successivamente in una ciotola inserisci la farina integrale, fai una fontana e al centro unisci tutti gli altri ingredienti. Io utilizzo sempre una ciotola per impastare, in questo modo evito di sporcare troppo il piano di lavoro e rigovernare la cucina diventa facilissimo.

n seguito forma una pasta frolla dalla consistenza piuttosto soda, se serve aggiungi altra farina. Stendi con il mattarello nello spessore di mezzo cm e ritaglia nella forma voluta. Io avevo questo fantastico stampino a forma di spazzolino da denti e mi è sembrato perfetto per questi biscotti per cani.

Cuoci i tuoi biscottini alla menta in forno statico preriscaldato a 180° per circa 30 minuti, o finchè non saranno ben cotti.

Lascia freddare su una gratella o direttamente nella teglia e dopo che si sono freddati, conserva in un barattolo a chiusura ermetica. I biscotti se sono ben secchi e asciutti, si conservano per circa 15-20 giorni.

CURIOSITA’

La menta mantiene fresco l’alito del tuo cane e aiuta ad alleviare i problemi di stomaco e a ridurre i gas intestinali. Per un risultato ottimale della ricetta è consigliabile utilizzare la menta fresca e non quella essiccata, al momento dell’utilizzo sprigionerà tutti i sui oli essenziali all’interno dell’impasto.

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Dott.ssa Manuela Grippa Veterinario

30.04.2024 15:25 / Articoli Team Zoomunity

Esami del sangue : PT aPTT – COAGULAZIONE

Cosa sono questi valori e quando e perché li andiamo a misurare?

APTT sta per tempo di tromboplastina parziale attivata. Il valore di questo parametro indica il tempo impiegato da questa molecola per attivarsi e concorrere all’inizio del processo di coagulazione del sangue. Il PTT valuta la funzionalità dei fattori della coagulazione e la loro quantità. Più è alto il valore del PTT, più lentamente coagula il sangue. PT sta per tempo di protrombina, ossia il tempo impiegato da questo fattore di coagulazione a creare il coagulo.

Da chi dipendono questi fattori?

In primis dall’organo principale responsabile della loro produzione, ossia il fegato; in secondo luogo da tutte quelle situazioni interne o esterne che influiscono sul processo di coagulazione (farmaci steroidei, anticoagulanti, intossicazioni, infiammazione, tumori, ecc). Capiamo bene, quindi, come possa essere importante monitorare la funzionalità di coagulazione in corso di alcune terapie e/o malattie, ma il loro controllo può avere anche un significato preventivo.

Teniamo presente che alterazioni preoccupanti possono essere sia per valori elevati, che indicano un rallentamento importante della coagulazione, ma anche per valori molto bassi, che indicano una tendenza a coagulare molto spiccata, altrettanto pericolosa per la tendenza a formare coaguli anche in maniera massiva e diffusa.

Quali sono, quindi, le circostanze durante le quali il Medico Veterinario può richiedere questi esami?

  • A scopo preventivo, in programmazione ad esempio di interventi chirurgici invasivi (con accesso addominale o toracico ad esempio), così da controllare la capacità coagulativa del paziente e scongiurare eventuali emorragie non controllabili;
  • ogni qualvolta vi sia un sospetto sanguinamento anomalo (versamenti, vomito emorragico, cistiti emorragiche), soprattutto in associazione a riscontro clinico preciso, quali presenza di “macchie” superficiali sulle mucose che indicano stravaso capillare, quindi meglio definite come petecchie; presenza di ecchimosi, mucose pallide. Talvolta ci si accorge di un rallentamento nella coagulazione in seguito ad esempio a prelievi di sangue e mancata interruzione del sanguinamento dal punto di prelievo, o semplicemente osservando il sangue residuo in siringa;
  • in corso di sospetto avvelenamento con rodenticidi anticoagulanti o sostanze che possano alterare la coagulazione;
  •  in seguito a shock organici importanti (es. colpi di calore);
  • in pazienti oncologici o con gravi deficit organici che possono coinvolgere il fegato;
  • in corso di gravi infezioni/setticemia;
  • in pazienti che assumono a lungo termine terapie con corticosteroidi o farmaci anticoagulanti.

Come in altre situazioni, il monitoraggio di questi fattori di coagulazione va incasellato nel quadro generale del paziente e affiancato sempre ad altri esami, nonché ad una corretta interpretazione e valutazione del paziente a 360 gradi da parte del Medico Veterinario.

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